lunedì, 21 luglio 2008, ore 17:30

http://albesaboo.files.wordpress.com/2007/09/innospartito.jpgLa tutela dell'inno nazionale non dovrebbe rappresentare il tema principale su cui cercare di costruire un'opposizione efficace al governo delle destre. Eppure, in un paese dove i principali quotidiani si ispirano a Novella 2000 nel trattare qualsiasi argomento, Bossi col dito medio sull'Italia "schiava di Roma" riempe le pagine dei notiziari. Pure se magari ha fatto già mille volte cose del genere.

Beh, come si fa a difendere a spada tratta la marcetta militare (i musicologi la definiscono ad andamento "allegro moderato") con cui siamo abituati a identificarci soltanto quando la nazionale di pallone gioca nelle principali competizioni ?
Cinque strofe insopportabili.
Nell'incomprensibile prima parte (l'unica conosciuta) Publio Cornelio Scipione "l'africano" come modello di virtù per aver restituito la Spagna all'impero romano e per le stragi di cartaginesi e per i saccheggi perpetrati nel "continente nero" che gli valsero la gloria. Poi l'unità d'Italia come missione religiosa (l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del signore... uniti per Dio chi vincer ci può?). Una serie di riferimenti a storie di conflitti dove si evidenzia come l'ambizione di unire l'Italia non è motivata dall'aspirazione a un più equo sistema sociale ma la difesa del potere nelle mani di connazionali. La chiusura con l'augurio della fine del potere austriaco , evento meritevole di un brindisi con calici di sangue ... 

Bossi ha torto nel criticare l'inno. Perchè la marcetta di Mameli e Novaro è un inno "vero", efficace sintesi della cultura dominante di un popolo di cagasotti che trova nella paura e non nella volontà di costruire di una comunità "solidale" la propria unica ragione di esistenza. Bossi ha torto perchè solo in un paese che si rispecchia, inconsapevolmente, in un inno che neppure conosce, lui e quegli altri potevano trovarsi a governare.
Barcollando
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venerdì, 16 maggio 2008, ore 15:32

no-alla-camorra.jpgSapere dal principio che non c'è nessuno che ti rappresenta in Parlamento è l'unico aspetto che allieva lo sconforto dinanzi all'allucinato e allucinante atteggiamento assunto da parte di chi, nelle sedi istituzionali, dovrebbe opporsi al solito Silviolo travestito da uomo del dialogo. Il voto di un mese fa rappresenta senza alcun dubbio la fotografia reale del paese delle vallette e del giornalettismo dei leccapiedi. Ma niente giustifica l'assoluto piegarsi alla tirannia degli ex-fascisti, dell'imprenditoria collusa, dei leghisti.
Per chi non è Uòlter o come lui è davvero difficile abituarsi, ed è per questo che il timore che qualche idiota pensi di risolvere la questione con i metodi di quella che un tempo veniva chiamata "violenza proletaria" è legittimo e fondato. Chi crede nella necessità di vivere in una democrazia reale, deve cambiare metodi, ob-bli-ga-to-ria-men-te.

Nel frattempo, però, sappiamo che chi ha sempre dato alla causa del terrore, non si ritira certo. E come sempre la Campania si distingue. Se quattro merde danno fuoco ai campi-rom, da queste parti, è cosa che non fa troppa notizia. E non fa troppo rumore neppure l'assassinio del titolare di un autoscuola a Castelvolturno, "acciso pecchè ha cantato", perchè ha denunciato il suo estorsore. Che a sua volta si è pentito, vedendo il padre fatto fuori 15 giorni fa e la mamma dichiarare di vergogarsi di avere un figlio che ha permesso di erodere (seppure in minima parte) il potere dei Casalesi.
La lotta alla camorra non è forse la priorità assoluta ?
Loro come sempre sparano, noi abbiamo il dovere di inventarci qualcosa. Decisamente diverso da quel che fanno Uòlter e i compari.
Barcollando
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venerdì, 25 aprile 2008, ore 16:58

176441_1Brutti tempi, tenente Colombo.
Io e tanti altri abbiamo visto quelle foto impertinenti che ritraggono te in una scena che probabilmente non avresti immaginato di saper girare all'apice del tuo successo. Tu a parlar da solo, pancia straboccante da una sudicia camicia e volto sporco, in giro per Beverly Hills.

Brutti tempi per te, e brutti tempi per noi.
Abbiamo rinunciato a difendere la giustizia e adesso ci aggrappiamo a quell'idea che non ci è mai piaciuta troppo della legalità. Ci tocca conservare. Siamo costretti a preservare la storia prima che poter pensare al futuro.Oggi sarebbe il venticinque aprile, dalle nostre parti la data della Liberazione dall'oppressione fascista e dall'invasione nazista si diceva qualche anno fa. Il nostro presidente ci toglie pure quella e dice che i partigiani sono come i ragazzi di Salò, i povericristi come i fascisti, la rabbia degli ultimi come la prepotenza dei primi.
Brutti tempi, tenente. Non soltanto per te.
Barcollando
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mercoledì, 23 aprile 2008, ore 01:28

sfollati3Piazza Mercato, nel cuore della Napoli popolare, è il luogo natìò nonchè il teatro delle gesta di Masaniello, garzone di pescivendolo che nel luglio del 1647, guidò una rivolta contro le nuove tasse fissate dai governanti spagnoli. La repressione fu inutile, le imposte cancellate, e Masaniello divenne "Capitan generale del fedelissimo popolo napoletano". Secondo le ricostruzioni si montò la testa, e dopo pochi giorni, con l'appoggio di autorevoli compagni di lotta, fu arrestato e decapitato.

A Piazza Mercato sorge l'antica chiesa dedicata a Santa Maria del Carmine. Da qualche giorno 348 senzatetto della periferia napoletana sono entrati là dentro e ne hanno fatto una grande casa comune.  Il cardinale grida al sacrilegio, le istituzioni cercano soluzioni eppure 'sti povericristi non hanno fatto altro che prendersi con qualche giorno d'anticipo ciò che il governo ha promesso. Silviolo ha detto che i problemi di Napoli sono la priorità assoluta. E ha pure promesso che elimina l'Ici. Bene, di sicuro nella Chiesa l'Ici non si paga. Beh, tra le promesse di Silviolo c'è pure il bonus-bebè a chi mette al mondo bimbi. Ma questo non è un problema: al Carmine, di creature, ce ne stanno già ben più di cento.
Chissà con Masaniello stavolta come va a finire.

Barcollando
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sabato, 19 aprile 2008, ore 03:38

gatto&volpeStando alle ricostruzioni storiche, è datato 1855 lo slogan sindacale più conosciuto: "otto ore per lavorare, otto per dormire, otto per lo svago". Trentuno anni dopo, a Chicago, il sangue degli operai scesi in piazza per la riduzione dell'orario lavorativo rese il Primo Maggio la giornata simbolo delle lotte dei lavoratori.
Piano piano, e grazie a numerose e talvolta tumultuose mobilitazioni, si sono fatti tanti passi avanti.
Anche perchè, in un'ottica di produttività, è inevitabile il "calo di prestazioni" per chi è costretto a lavorare più di quanto il fisico possa reggere. E' possibile, in casi "straordinari", che sia necessario ricorrere a prestazioni supplementari, certo. Ma è un di più rispetto ai piani industriali. Ossia una fonte di maggiori introiti, e di conseguenza, di maggiori costi. Ma non può essere regola. Per una ragione di diritti e per una ragione di produttività.

Non c'è norma più infame che la detassazione degli straordinari. Perchè forza un naturale bilanciamento di mercato. Il liberismo economico cede il passo all'oligarchia dei padroni. Che spremono volentieri i povericristi in maniera così conveniente da farne un elemento strutturale e dunque evitando nuove assunzioni. Ma i povericristi accettano, perchè lavorare dieci ore al giorno per arrivare a fine mese è meglio di lavorarne otto per non pagare neppure un affitto. E in culo a tutto il resto.
Silviolo e  Cordero - tornato da una presunta scappatella con quell'altro - ricominceranno da qui.
Fessi coloro che credono ai gossip.
Barcollando
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